Scrivere dell’ultimo lavoro del proprio gruppo
preferito non è cosa semplice.
E’ tanta l’attesa, la curiosità che ti prendono nei giorni vicini
all’uscita che quando finalmente lo infili nel lettore, non puoi che
essere entusiasta ed esprimerti in modo assolutamente positivo.
Poi magari con il passare dei mesi riesci ad equilibrare il tuo
giudizio e ti accorgi che nel lettore torni a mettere soprattutto le
“pietre miliari” del tuo gruppo.
Fatta questa doverosa premessa, ecco il giudizio su “Ballate per
piccole iene”: CAPOLAVORO (ci assumiamo la responsabilità).
L’incontro fra Greg Dulli (ha prodotto e suonato) e Manuel Agnelli
ha funzionato alla grande.
Dulli è l’ex leader degli Afgan Wigs, gruppo di spicco della scena
rock americana anni ’90, per intenderci la scena di Kurt Kobain.
Sembra che il nostro abbia messo tutta la sua esperienza e la buona
musica “vissuta” a disposizione degli Afterhours, che hanno ricevuto
una sana rigenerazione e una preziosa fonte di ispirazione.
Ne esce un sound più maturo e più internazionale; lo stesso Dulli ha
gradito tale operazione che gli ha consentito di entrare a contatto
con una scena rock, quella italiana, da “sgrezzare” ma ancora
genuina (a conferma di questo è in uscita anche la versione in
inglese).
Le due unità tematiche fondamentali sono due: l’amore-dolore
…Non sai che l’amore è una patologia,saprò come estirparla via… in
“Ci sono molti modi”
…Nel tuo letto la novità e fare a pezzi l’anima in “La Vedova
Bianca”
la mediocrità dei nostri giorni che ci circonda e ci condiziona
“…E’ solo sangue quando sai che sei fedele a quello in cui non credi
più..” in “Il sangue di Giuda”
“…Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene anche il sole sorge solo se
conviene…” in “Ballata per la mia piccola iena”.
Ascoltate e meditate.
Più che un rock, una dolce melodia è la sensazione
che ci dona l’ intimo lavoro di Moltheni.
Un album essenziale e acustico registrato in 5 giorni, venuto fuori
di getto, un magone che diventa musica soave; mettetevi in ascolto
ed entrate nel mondo malinconico di Moltheni, lasciatevi trasportare
dal suono della chitarra; non c’è spazio per l’allegria e per i riff
ammiccanti.,43 minuti assolutamente non ruffiani, una voce che
colpisce.
Le canzoni più significative ? “nel potere del legno”, “limite e
perfezione”, “suprema”; tutte pervase da una malinconia o nostalgia
per qualcosa che era e adesso non è più, un amore? un’amicizia ? uno
stato d’animo spensierato? A voi l’ardua sentenza
Ci viene poco da dire su “Hotel”
Ci lascia poco, non aggiunge niente di nuovo al curriculum di Moby
(http://www.moby.com/)
E’ gradevole, carino ma freddo, troppo studiato; un compitino ben
eseguito ma senz’anima.
Sembrano lontani i tempi del folgorante “Play”, il clamoroso
successo del ’99 che lanciò Moby nel gotha mondiale della musica
dando alla musica elettronica da club una nuova dignità. In attesa
di un pronto riscatto…
Pac-Music
Non
siamo giornalisti musicali, ma siamo appassionati di musica.
Ci
piace molto l’idea di avere una rubrica musicale da condividere con i
simpatizzanti del Pac. Partiamo allora con una serie di recensioni che
saranno spunto di confronto e in alcuni casi consiglio all’ascolto.
Siamo desiderosi di ricevere i vostri commenti, le vostre recensioni e
le vostre proposte in modo da tenere viva la pagina. L’obiettivo è
quello di scavare un po’ andando oltre ciò che passa la radio; la musica
non è per noi semplice intrattenimento ma qualcosa da amare e ricercare,
qualcosa in grado di esprimere al meglio i nostri sentimenti